TRUEMETAL.IT 29/06/2005
VOTO 70/100
Techno Decomposition World
Death Heaven
2005, Autoprodotto
Death
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Non lasciatevi ingannare dal titolo del disco e dalla grafica “elettronica” della copertina di questo album, i Death Heaven suonano un death metal violento e d’impatto, molto tecnico, senza molti fronzoli e i possibili inserti “sintetici” sono quasi del tutto assenti. Come siano arrivati all’odierno sound sembra non sia del tutto chiaro neanche al gruppo stesso, nati nell’aprile del 2003 come gruppo thrash un po’ alla Sodom e alla Slayer si sono poi evoluti nell’attuale stile.
L’apertura del disco è demandata a una intro in cui qualche effetto
elettronico è affiancato a un brano strumentale suonato da chitarre basso e
batteria. Subito dopo troviamo la title-track dell’album, cioè “Techno
Decomposition World”. È con questa canzone che si comincia a vedere
effettivamente di cosa sono capaci i componenti di questo gruppo. La canzone
si lascia ascoltare e seguire e risulta di facile digestione pur presentando
a volte passaggi tecnici e cambi di tempo che la rendono piuttosto
complessa. In realtà si tratta probabilmente della canzone forse più
“standard” tra quelle proposte in questo album, altri brani risultano a mio
avviso sicuramente più originali e interessanti.
Un esempio di quanto affermo è sicuramente la quarta traccia, “The Cannibal
of Milwaukee”, che con i suoi oltre nove minuti risulta una delle più lunghe
del lotto. In particolare di questo brano mi ha incuriosito lo stacco
centrale con chitarra acustica, e il seguito strumentale affidato
principalmente a diversi assoli di chitarra che denotano a mio avviso un
gusto per la melodia decisamente non comune. Sinceramente è difficile che si
possa pensare che non sia così quando si è di fronte a una composizione
lunga come questa, eppure estremamente orecchiabile e per nulla pesante.
Curioso, più a livello citazionistico che altro, poi lo stacco della
seguente “In the Name of God” che presenta un brano campionato con una
benedizione in latino con contorno di cori da messa.
In generale tutte le composizioni si mantengono su una certa lunghezza, a
parte ovviamente l’intro, le altre superano tutte abbondantemente i cinque
minuti per un totale di quasi un’ora di musica in sole 8 canzoni. In pratica
un demo, ma la cui durata lo presenta già come un disco fatto e finito.
Dal punto di vista delle critiche di cose da dire, trattandosi di un demo, potrebbero essercene davvero molte. Tralasciamo quindi i commenti sulla produzione naturalmente inadeguata e piuttosto casalinga, anche se bisogna ammettere che in fase di mixaggio molte cose sono state evidentemente sistemate. La principale cosa da rimettere a posto a mio avviso è sicuramente il suono della batteria, assolutamente inadeguato e in certi frangenti addirittura fastidioso. In alcuni passaggi mi ha ricordato persino il suono, per me osceno, che ha in “St. Anger” dei Metallica. Si tratta quindi di un suono piatto, per niente profondo e incisivo come quello che dovrebbe invece avere secondo me la batteria di un gruppo death.
Un demo con diverse luci e ombre quindi. Il valore tecnico del gruppo è decisamente buono, anche se la proposta musicale è ovviamente non originalissima dato il genere scelto. La produzione inoltre è per certi versi piuttosto penalizzante e senza questi “limiti tecnici” probabilmente ci troveremmo di fronte a un dischetto che farebbe decisamente gola a più di un fan del death tecnico e pensato, non votato esclusivamente alla cieca violenza.
Tracklist:
01 Intro – The Fusion Between A.I. and Humanity
02 Techno Decomposition World
03 Nuclear Death
04 The Cannibal of Milwaukee
05 In the Name of God
06 Shadows in Darkness
07 Sunday of War
08 Faith of Nothing
Alex “Engash-Krul” Calvi