HATERNAL.COM 03/07/2005
VOTO 7,5/10
I Death Heaven sono un gruppo vicentino dalle ottime
potenzialità, in parte già dimostrate in questo demo di 8 tracce per quasi
un'ora di musica, ed in parte ancora inespresse. La giovane band di Schio
(Vi), nata nel 2003, riesce già da subito nell'ardua impresa di proporre
qualcosa di originale, seppur profondamente ancorato alle radici death.
L'opera si apre con un intro davvero pregevole, che vede mischiarsi effetti
futuristici, partiture classiche e riff stoppati: eccellente introduzione
alla title-track. Da subito emergono alcuni difetti di produzione, primi fra
tutti il bilanciamento della batteria e l'apparente assenza di mastering,
che rende il tutto poco brillante e limpido. Ma sottolineato questo, e
considerato che la registrazione è completamente casalinga, non ci si può
che complimentare con Andrea e con il resto della band per la realizzazione
di questo ambizioso lavoro. Si, perchè, nonostante il livello sia quello di
un demo (un ottimo demo), tutti gli strumenti, voce compresa, hanno il loro
giusto spazio e risultano perfettamente udibili; inoltre, la realizzazione
del progetto risulta ben riuscita, e comprende anche svariati intro,
effetti, spezzoni di film, oltre alle canzoni vere e proprie. L'unico
appunto che mi permetto di fare riguarda la copertina e l'artwork, che non
sono ancora a livello professionale, ma per questo ci sarà tempo.
Ciò che conta è che i ragazzi abbiano dato vita ad alcune tracce davvero
buone, seppure a tratti troppo prolisse (alcune sfiorano o superano i dieci
minuti), di un death metal debitore ora ai Vader, ora al thrash seminale,
ora a qualcosa dei primi Death, ora alla scena estrema polacca -penso ad
esempio ai Decapitated-, ma sempre sufficientemente personale.
La svolta dell'album arriva a mio parere con "The Cannibal Of Milwaukee",
dopo che una guerresca "Nuclear Death" di stampo old-style ed una titletrack
forse troppo prolungata hanno ben presentato il riffing, lo stile di
batteria e le vocals ora gutturali, ora scream, di Andrea. Dicevamo,
riguardo alla varietà della proposta, che non mancano altre componenti,
quali i soli (quasi sempre ben eseguiti, anche se a tratti un po' troppo
lunghi) e le parti acustiche (davvero buone per la loro atmosfera che mi ha
ricordato i Phlebotomized e a tratti qualcosa dei Dissection). Da
headbanging la successiva "In The Name Of God", una delle song più dirette
ed immediate del lotto, e forse anche una delle meno longeve, forte però di
alcuni rallentamenti e assoli tipici del death metal. Il cd prosegue con "Shadows
in Darkness" e "Sunday Of War", entrambe ottime tracce, ed a questo punto
appare chiara la tendenza di tutta l'opera: death metal personale -come già
ripetuto-, registrazione casalinga tutto sommato buona, eccessiva prolissità
e ripetitività di alcuni tratti, pur all'interno di strutture raramente
banali ma spesso prevedibili (lacune che verranno colmate, io credo, con
l'esperienza e con la maturazione musicale). E l'esecuzione? Beh, tutto
sommato è buona, a tratti ottima ed a tratti incerta; in particolare, le
partiture di batteria dovrebbero essere eseguite con maggiore cura e
precisione, in modo da evitare fastidiosi inconvenienti come il rullante che
cambia esageratamente di volume o la cassa che si prende indietro nelle
strofe più tirate o negli incastri. Il basso, per quel poco che si sente, fa
il suo lavoro senza tanti preziosismi, mentre le chitarre e la voce si
assestano quasi sempre su ottimi livelli.
Dunque, un buon demo, davvero promettente. Migliorati alcuni aspetti
esecutivi e di songwriting, direi che possiamo attendere il definitivo salto
di qualità.