BENZOWORLD.COM 15/02/2006

VOTO 70/100

 

 
Aggressiva quanto prepotente release questo “techno decomposition world” dei vicentini Death Heaven che pur affondando musicalmente le loro radici nel sanguigno thrash di slayer e sodom, ci offrono quasi un ora di death metal di scuola californiana. Ritmiche potenti e una batteria dal doppio pedale serratissimo scandiscono ogni violenta battuta dell’album che purtroppo non gode di un’ottima registrazione. Certo, si tratta di una produzione “self-made” senza una strumentazione da studio e considerando la cosa sotto questa prospettiva non si può fare altro che apprezzare questa piccola perla di brutalità. Peccato che il suono delle chitarre sia stato un po’ penalizzato e le distorsioni risulatano spesso sporche e troppo sature anche se in generale il rifferama è decisamente comprensibile. La coppia di asce,costituita rispettivamente da Andrea (allo stesso tempo singer e produttore esecutivo) e Matteo, dimostrano ad ogni modo un gran feeling e un intesa non indifferente, oltre che di avere un bagaglio tecnico più che discreto (le atmosfere orientaleggianti nelle parti soliste mi hanno ricordato il buon Trey Azgathoth del monolitico “Domination”), come nel finale della title-track, che prende ampiamente spunto dalle armonizzazioni “cannibalcorpsiane”. Degni di nota sono anche gli arpeggi acustici che danno un tocco di colore e che avvicinano il sound della band a quello scandinavo. Ciò che risulta altamente compromesso, invece, è il basso. Non è una critica a livello esecutivo, anzi (i break mi hanno ricordato da vicino quei flashanti stacchetti di Alex Webster), ma a livello di produzione. Le linee di basso passano in certi punti in secondo,se non in terzo, piano e si deve tendere l’orecchio non poco per riuscire a coglierne la presenza. Ottimo l’uso dei due registri vocali da parte del cantante passando da un growl decisamente baritonale a uno scream straziato, che trova la sua massima espressione in “shadow in darkness” e “techno decomposition world”. Per quanto riguarda le liriche, le tematiche sono molto varie ed è chiaro fin da subito che il combo non si è lanciato immediatamente, come è tanto di moda oggi, nell’ammaliante mondo del “concept-album”. Gli argomenti trattati sono la guerra, tematiche post-apocalittiche e l’immancabile presenza di serial killer (nella fattispecie il cannibale di Milwaukee) che, a dire il vero, sta un po’ al metal estremo come Rocco Siffredi sta al porno. Il sound della band probabilmente non risulterà molto innovativo ai più, ma ritengo giusto premiare con una piena sufficienza il buon lavoro di una band dalla quale non ci si può aspettare altro che un salto in avanti (con i dovuti accorgimenti a livello di produzione, mi raccomando), perché le basi ci sono e sono buone. Almeno questo i giovani deathster di Schio lo hanno dimostrato.

inserita da Andrax il 15 Febbraio 2006

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